Quell’Europa che tradisce i principi fondativi dell’Unione

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Artigianare, il blog sul mondo dell’artigianato targato Artimondo Magazine e Tgcom24, prende il via con la valutazione di alcune scelte adottate dall’Unione europea. Decisioni che, negli ultimi anni, hanno penalizzato alcuni nostri ecosistemi, oltre che le migliori produzioni artigianali del Paese.

Vigneti. Nel 2008, per ristabilire nel mercato del vino l’equilibrio tra domanda e offerta, l’Ue concesse un miliardo di euro per l’eliminazione di 175 mila ettari di vigneti, inducendo un gran numero di proprietari terrieri a sradicare – per una manciata di incentivi – numerose colture secolari.

Uliveti. Le istituzioni comunitarie hanno, inoltre, elargito ingenti contributi per la tutela dell’albero di ulivo, senza mai verificare la qualità degli interventi effettuati. Una circostanza che ha diffuso una logica legata ai finanziamenti pubblici priva di una visione prospettica su un bene così prezioso. La mancanza di una progettualità chiara è stata, peraltro, dimostrata dal metodo recentemente avallato dalla Commissione per contrastare la diffusione in Puglia della xylella. L’eradicazione dei fusti infetti – bloccata con un ricorso al Tar – avrebbe determinato la distruzione di un patrimonio dell’umanità.

Latte. Anche il settore caseario ha subito alcune ripercussioni legate all’adozione di misure varate da Bruxelles. Basti pensare alla fine delle “quote latte”. Un provvedimento che, oltre a incidere al ribasso sul prezzo del prodotto, provocherà degli esuberi produttivi a discapito del lavoro svolto con dedizione dagli allevatori italiani. Occorre ricordare che il comparto è stato è stato chiamato in causa in una lettera indirizzata al Governo dalla Commissione per richiedere la fine del divieto in materia di detenzione e di utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostruito per la produzione di prodotti caseari.

Questi tre esempi vanno nella direzione opposta rispetto al riconoscimento delle rispettive diversità che aveva animato i padri fondatori della la CEE. Oggi, a distanza di anni, sembra proprio che queste differenze vengano annientate da un tentativo di “omologazione” che rifiuta le peculiarità dei territori. In tal senso, se l’Europa non ritroverà queste origini, sarà dura generare unità tra i Paesi se non attraverso rapporti di forza.

Ecco perché risulta più che mai necessario dare vita a un “brigantaggio moderno positivo” fondato su reti e sistemi che si oppongano non solo a tali decisioni ma anche alle logiche derivanti dal profitto delle realtà industriali, della grande distribuzione e dell’alta finanza.

Non ci si rende conto a sufficienza – scrive Papa Francesco nella sua ultima enciclica – di quali sono le radici più profonde degli squilibri attuali, che hanno a che vedere con l’orientamento, i fini, il senso e il contesto sociale della crescita tecnologica ed economica […]. Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori e i grandi fini distrutti da una sfrenatezza megalomane.

La sua lezione è il nostro punto di partenza.

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2 risposte a “Quell’Europa che tradisce i principi fondativi dell’Unione

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