Gli effetti del gran caldo sulla produzione di miele

Produzione di miele

E’ stata un’annata complicata per molti apicoltori italiani. Le elevate temperature hanno provocato, infatti, una significativa riduzione della produzione di miele.

In genere, nel corso di una stagione soddisfacente, registriamo un raccolto di 40-50 chili per alveare – racconta Tiziano Veneroni, che, tra le province di Pavia e di Piacenza, gestisce insieme con la sua famiglia mille alveari -. Nel 2015 ne abbiamo raccolti 20.

Tutta colpa del gran caldo, insomma.

Una produzione abbondante richiede una temperatura tra i 25 e i 30 gradi con buona umidità. Quest’anno, invece, tutte le piante si sono seccate e le api, di conseguenza, non hanno trovato più nulla da mangiare.

Le stessi api, come ha recentemente comunicato la Coldiretti, hanno sofferto le condizioni climatiche: alla presenza di elevate temperature, infatti, volano meno e tendono a rimanere a terra senza riuscire a prendere il polline.

Quali conseguenze, dunque, sulla produzione?

Quest’anno non si è raccolto il millefiori, poco tiglio, niente melata. Questa valutazione vale, in particolare, per il mio territorio ma anche altre zone hanno subito dei forti disagi.

Può soffermarsi sullo stato di salute del comparto?

Credo sia giunto il momento di intervenire per ridurre il consumo di sostanze chimiche. Mi riferisco, in particolare, all’utilizzo preoccupante di anticrittogamici da parte di molte multinazionali, che promuovono colture intensive. Queste sostanze, oltre a giungere sui nostri piatti, danneggiano le api che, garantendo le impollinazioni, rivestono un ruolo cruciale per l’ecosistema.

Una strada nettamente differente da quella intrapresa dai produttori artigianali di miele, che continuano a puntare sulla qualità e sulla salubrità di un prodotto versatile.

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