Slivovitz, il distillato dell’Est apprezzato in Italia e in Europa

Bottiglie-di-Slivovitz

Il Friuli Venezia Giulia ha in comune una interessante tradizione con alcuni Paesi dell’Europa orientale e dei Balcani. Si tratta dello slivovitz, un’acquavite di prugne selvatiche o coltivate prodotta, storicamente, in Bosnia ed Erzegovina ma anche in Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Serbia e Croazia.

Nella mia regione – dichiara il titolare della distilleria Casato dei Capitani, Matteo Gortani – la produzione è legata alla nostra tradizione carnico-slava.

Chiamato rakija nei Paesi dell’Est, come racconta un articolo pubblicato da Artimondo Magazine, il prodotto prevede una tripla distillazione del fermentato di prugne e una maturazione lunga, addirittura, fino a cinque anni.

La prima fase della sua produzione, verso fine ottobre, riguarda la raccolta delle prugne mature. Poi la spremitura del frutto con una quantità del 50% di noccioli (una scelta che permette di conferire al distillato un retrogusto di mandorla). Il succo viene, infine, fermentato con amidi e zuccheri.

La scelta dei contenitori dove avviene l’invecchiamento incide sul colore dello slivovitz: in presenza di contenitori di vetro, il distillato sarà trasparente; con l’utilizzo di botti sarà, invece, giallo paglierino.

Il prodotto – prosegue Gortani – va dai 42 ai 46 gradi. Se nei Paesi dell’Est viene sorseggiato in piccoli bicchieri come aperitivo, nelle nostre zone viene utilizzato come digestivo o come ingrediente per i cjarsons. Nelle valli del Natisone, invece, viene usato per intingere un dolce caratteristico: la gubana.

Il gradimento riservato allo slivovitz ha sollecitato alcune realtà artigianali a proporre delle versioni adatte anche a culture alimentari diverse. Alcune produzioni, per esempio, rispettano oggi le regole alimentari della religione ebraica stabilite nella Torah (Kosher).

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