Farina: la più buona è meno raffinata

Una delle scelte più importanti da effettuare in cucina è, senz’altro, il tipo di farina da impiegare nella realizzazione delle più svariate ricette: dalla pizza alla pasta, dai dolci al pane.

Si tratta di un aspetto importante che riguarda la nostra alimentazione: spesso, in occasione delle spese settimanali al supermercato, poca attenzione viene prestata alle diverse qualità presenti sul mercato. Talvolta “un sacchetto vale l’altro”. Eppure, anche per un prodotto così basilare, occorre approfondire le rispettive caratteristiche per poi scegliere un prodotto capace di preservare, nel lungo periodo, la nostra salute.

Facciamo, dunque, un po’ di chiarezza. Le farine, come ricorda un articolo pubblicato da Artimondo Magazine, sono classificate per numeri crescenti: le più diffuse sono quelle raffinate. Per una corretta alimentazione e per una dieta più sana ed equilibrata vale la pena acquistare quelle più grezze.

La farina 00 è la varietà più raffinata, poiché privata di germe e crusca. Il contenuto è quasi ridotto all’amido, ai carboidrati, che, se assunti in grandi quantità, possono generare picchi glicemici nell’organismo. La farina di tipo 0 prevede, invece, una quantità lievemente maggiore di sali minerali e di proteine. La farina di tipo 1, frutto di una raffinazione a pietra, contiene percentuali maggiori di crusca e cruschello. La farina di tipo 2, secondo molti, rappresenta un compromesso adeguato grazie all’apporto di sostanze nutritive non eliminate da un’eccessiva raffinazione. La farina integrale, infine, è ottenuta da un tipo di macinazione che non scarta nulla (o quasi) della crusca. Così gli apporti di vitamine, calcio, fosforo e magnesio tanti utili al nostro organismo vengono salvaguardati.

Insomma, anche per un prodotto molto comune come la farina è importante approfondire le rispettive peculiarità delle sue varianti, per utilizzare a casa il miglior ingrediente possibile.

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