Artigianato: spina dorsale dell’economia italiana

L’anima dell’Italia è artigiana. È sufficiente dare uno sguardo ad alcuni dati per comprendere il “peso specifico” del comparto, che assurge al rango di dorsale economica.

È ormai chiaro a tutti che il nostro Paese regga sul lavoro svolto dalle micro imprese, il 94,8% delle aziende totali. Piccolo è bello, insomma: queste piccole realtà sono costituite da meno di 10 dipendenti, con fatturato o totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro.

In Italia, tra le micro imprese, 1.327.006 sono artigiane (fonte Unioncamere, 2017) e occupano 3 milioni di addetti (fonte Confartigianato, 2017). Si tratta di un settore che, oltre a salvaguardare e valorizzare un patrimonio inestimabile di arti e mestieri, rappresenta una proposta occupazionale e imprenditoriale valida per il presente e per il futuro.

Arti, mestieri, occupazione. Ma non solo: le piccole imprese artigianali sono portavoce di un’economia a dimensione umana fatta di legami con la famiglia, il territorio e la tradizione con un’attenzione particolare al rispetto dell’ambiente.

Oggi, in un mondo globalizzato e teso all’omologazione, l’artigianato rappresenta, dunque, una sfida culturale in un mondo sempre più interessato alla ricerca di questa unicità, autenticità e originalità.

Più di altri settori, inoltre, gli artigiani hanno dimostrato di saper innovare, di ricorrere alle nuove tecnologie (basti pensare alla nascita di un e-commerce dedicato: Artimondo) e di proiettarsi alla commercializzazione internazionale. Un comparto da conoscere e da sostenere per il bene di tutti.
Tante peculiarità che stanno rendendo l’artigiano uno dei protagonisti dell’Italia del futuro.

2 risposte a “Artigianato: spina dorsale dell’economia italiana

  1. Buonasera
    Da ex artigiano, vi pongo una semplice domanda. Tra dieci anni, il nostro artiginato avrà ancora la possibiltà di sopravvivere ? perchè di questo stò parlando. Sopravvivere al made in Italy è diventata una scommessa quotidiana. La burocrazia e le tasse sempre più elevate, hanno portato gli artigiani al totale collasso. Le grandi aziende galleggiano, dislocando le loro ragioni sociali in giro per il mondo, ma il piccolo artigiano è costretto a veri e propri sacrifici spesso inutili, considerato il fatto che molti di questi sono costretti alla chiusura. Grazie all’UE e ai nostri politici sempre meno preparati, i nostri prodotti vengono denigrati senza ritegno, per lasciare il posto a prodotti che arrivano da chissà dove. Non credo assolutamente a dati e statistiche, sopratutto quando ci trova nel bel mezzo della campagna elettorale. In questo particolare periodo, sembra che il nostro paese viva una nuova dimensione. Tutto va bene e la produttività è in continuo aumento. Frasi di circostanza. Proprio questa sera, ho ascoltato un intervista fatta a Bersani. Follia allo stato puro. Secondo la sua lungimirante visione, per fare ripartire l’economia del nostro paese, servirebbero esclusivamente nuovi investimenti. Incomincio a credere alle parole che mi diceva mio padre. Se non avrai successo nel mondo del lavoro, l’unica cosa che ti resta da fare è il politico.Solo ora, capisco quanto avesse ragione. Domanda. Chi è quel pazzo che in questo momento, investirebbe dei soldi in un paese dove la tassazione ha raggiunto tassi stratosferici ? io la chiamo usura di Stato. Secondo il mio modesto parere, continuando di questo passo, il mondo dell’artigianato scomparirà definitivamente dal panorama economico Italiano. Gli uniche che si salveranno saranno le ditte individuali, dove i costi gestionali, sono quasi accettabili. Le micro imprese avranno la forza di assumere personale a tempo indeterminato ? riusciranno a sostenere la concorrenza dei paesi in via di sviluppo ? sapranno reagire alle continue sottomissioni dell’UE ? Personalmente la vedo molto dura e tra dieci anni, il made in Italy sarà in mano a stranieri senza scrupoli. Mercenari dell’economia. Buona serata.
    Cordialmente.

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