Arance italiane, un aiuto dal Ministero delle Politiche Agricole

Non c’è simbolo più rappresentativo del nostro Paese: parliamo delle arance, insieme ai limoni emblema della mediterraneità riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Già perché l’ltalia ogni anno ne produce più di 3 milioni di tonnellate (siamo al secondo posto tra i produttori europei dopo la Spagna), divise tra numerose varietà come Tarocco, SanguinelloMoro, Washington Navel e la più coltivata, la Navelina. 

Ogni anno a testa ne mangiamo circa 15 kg, sia sotto forma di frutto fresco che di spremuta, anche perché le virtù di questo agrume, che è di stagione nel periodo autunnale e invernale, sono note da sempre: non a caso, grazie al loro alto contenuto di vitamine e sali minerali, Coldiretti consiglia le arance nella sua dieta per prevenire l’influenza stagionale (o almeno, provarci) .

Purtroppo però il settore agrumicolo italiano non naviga in acque tranquille.

Lo scorso gennaio Coldiretti, al tavolo nazionale convocato dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, ha richiesto che venga esteso alle aranciate e a tutti i succhi di frutta l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per impedire che siano venduti come Made in Italy prodotti importati da Paesi lontani (obbligo che è stato recentemente esteso al grano per la pasta, al riso e ai derivati del pomodoro).

Solo in questo modo a loro avviso è possibile salvare gli agrumi italiani: negli ultimi 15 anni infatti è stata tagliata una pianta di arance su tre (31%) e si sono verificati il dimezzamento dei limoni (-50%) e una riduzione del 18% delle piante di clementine e mandarini. Nello stesso periodo sono anche andati persi 60mila ettari di agrumi – ne sono rimasti 124mila – a causa, spiega Coldiretti, dei prezzi pagati agli agricoltori “che non riescono neanche a coprire i costi di raccolta a causa della concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero”.

Prodotti che spesso non subiscono gli stessi controlli qualitativi che vengono effettuati in Italia. Per questo, per contrastare la crisi del settore e per incentivare l’aggregazione, gli accordi di filiera, l’internazionalizzazione, la competitività e la produzione di qualità, il Ministero ha avviato un fondo agrumicolo da 10 milioni di euro, previsto nella Legge di Stabilità 2018 (nello specifico: 2 milioni per il 2018, 4 per il 2019 e il 2020), e ha stabilito aiuti d’emergenza con il ritiro dal mercato di 4500 tonnellate di arance.

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