Non solo miele: alla scoperta del polline d’api

Le api sono tra gli insetti più prolifici, quando si parla di sostanze sfruttate dall’uomo sia come cibo che come materiale da plasmare per i fini più disparati. Miele, pappa reale, propoli, cera: al novero dei doni dell’alveare si è aggiunto negli ultimi anni anche il polline, una sostanza che fino a una decina di anni fa era ritenuta buona soltanto per larve di ape.

Come ci ha raccontato Giancarlo Costenaro, apicultore della rete di artigiani di Artimondo, il polline è raccolto tramite piccole trappole che lo catturano dalle api di ritorno nell’alveare. Il polline d’api è una sostanza formata da polline dei fiori impastato con la saliva delle api. All’interno dell’alveare ha un ruolo ben preciso: nutrire le larve dal terzo al sesto giorno di vita, dopo il ciclo dei primi tre giorni che è a base di pappa reale.

Sottrarre alle api parte del carico di polline non impoverisce l’alveare, anzi alcuni studi hanno di mostrato che il “furto” perpetrato dagli apicoltori, genera un circolo virtuoso per cui la frazione di api inattive presente in ogni arnia, tende a lavorare di più, producendo di fatto una maggiore quantità di miele.

Il polline d’api ha numerose proprietà benefiche sull’organismo umano: aumenta le difese immunitarie, combatte il raffreddore, attenua le allergie, è un disinfiammante della prostata e aiuta la fissazione del calcio nelle ossa. Il polline d’api, una volta raccolto, è deumidificato, congelato nell’abbattitore (per eliminare possibili batteri, è pur sempre un prodotto naturale!) e poi messo sul mercato in vasetti. Nella sua unità più piccola si presenta come una pallina gialla e ruvida, pronta a essere mangiata e a farci bene!

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