Fave: le grandi qualità del legume tipico primaverile

fave legume primaverile

Legume tra i più apprezzati e tra i più nutrienti, le fave, fresche o secche, oltre a prestarsi alla preparazione di diversi piatti, dalle torte rustiche ai primi fino ai contorni, racchiudono diverse proprietà benefiche per il nostro organismo.

Certo, poterle mangiare fresche, come in questo periodo dell’anno, è tutta un’altra cosa sia per il palato sia perché, specie se consumate crude, contengono più principi nutrizionali e sono meno caloriche di quelle secche.

In diverse regioni del Sud le fave crude sono immancabili per il picnic di Pasquetta, abbinate a salumi insaccati e formaggi. A Roma e dintorni le fave fresche con il pecorino sono un must per la festa del Primo Maggio.

Principi nutrizionali e proprietà delle fave

Legume primaverile per eccellenza le fave sono un’ottima fonte di proteine vegetali oltre a contenere quantità importanti di sali minerali, soprattutto ferro ma anche fosforo, potassio e magnesio. Senza dimenticare che, come detto, rispetto agli altri legumi le fave sono le meno caloriche.

Crude le fave sono ottime fino a maggio/giugno, mentre quelle secche sono reperibili chiaramente tutto l’anno. Tra le varietà di fave secche disponibili 12 mesi su 12 un’eccellenza è rappresentata da quelle di Sarconi (Potenza), la cui coltivazione beneficia dell’acqua fresca e poco calcarea del fiume Sciaura, per un legume di qualità superiore.

Più in generale grazie alla buona concentrazione di ferro, le fave sono spesso consigliate come alimento anti anemico, inoltre hanno qualità depurative (sono composte per l’80% d’acqua) energizzanti e toniche rivelandosi utili anche nei casi di astenia e di spossatezza da cambio di stagione. 

L’unica vera controindicazione relativa alle fave è il favismo: le fave fresche non possono essere consumate nei casi di carenza di un particolare enzima, il G6PD, se non si vogliono rischiare conseguenti crisi anemiche.

Curiosità e cenni storici sulle fave

Le fave (ma più in generale i legumi) sono stati sempre appellati con l’espressione “carne dei poveri”: così è stato fin dal Medioevo. Ma la storia gastronomica della fava, la cui pianta è originaria dell’Asia Minore, è molto più antica se si considera che già il grande scrittore e gastronomo romano Marco Gavio Apicio (vissuto a cavallo tra il I secolo A.C. e il I secolo D.C.) nel suo “De Re coquinaria” scrive di alcune ricette a base di fave.

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