Storia del macramè, il pizzo più raffinato e prezioso

Il termine macramè viene attualmente utilizzato per indicare un tipo di pizzo dai contorni in forte rilievo e dall’aspetto raffinato e prezioso, molto simile ai merletti in punto Venezia. Viene detto anche “guipure chimica” per la somiglianza alla tecnica della “guipure araba”, un merletto caratterizzato da una serie di motivi intrecciati in rilievo realizzato con fili di seta e metallo prezioso, collegati da briglie di filo e barrette.

Il macramè oggi è ottenuto meccanicamente a ricamo utilizzando filati di cotone, seta, lana o limitati, alternando pieni e vuoti su un tessuto che viene poi disintegrato con procedimento chimico o con la tecnica del ritaglio. Viene usato come elemento decorativo, bordure, inseriti, spesso accompagnato dalla frangia. È molto utilizzato anche per la creazione di famosi braccialetti. Alcuni stilisti importanti, tra cui Miuccia Prada, lo hanno portato in passerella.

Storia e origini del macramè:

Il macramè era in origine un tessuto annodato proveniente dall’Oriente e realizzato con filato in cotone opaco molto resistente. Il nome deriva dall’unione delle parole arabe “mahrana” e “rame”, che significano rispettivamente “frangia” e “nodo” e veniva utilizzato per indicare gli ornamenti creatiti dai marinai che, durante le lunghe traversate in mare, intrecciavano e annodavano a mano una serie di fili verticali.

È una lavorazione che comprende numerose varianti ottenente partendo dal “nodo piatto” e passando poi al “doppio mezzo nodo”, il “nodo semplice”, il “nodo Giuseppina” per ottenere un merletto pesante a motivi geometrici e con delle lunghe frange. Anche lo “scoubidou”, una annodatura tipica dell’arte popolare, rientra nel macramè nella versione ligure.

La tecnica del macramè si è diffusa tra il XVI e XVII secolo presso le popolazioni dell’area mediterranea, ma solo in ambito domestico, per rifinire polsini e davantini delle camicie con scollo quadrato, mentre veniva snobbato per gli indumenti più raffinati a causa dello spessore dei nodi. Tuttavia in seguito, lavorato nei monasteri, il filato grezzo fu sostituito da fili di lino più sottili e così il macramè divenne una trina preziosa. Le donne liguri lo usavano come bordura per gli asciugamani, tanto che in genovese antico il termine macramè veniva usato per indicare sia la tecnica di annodatura, sia l’asciugamano.

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