Quando la burocrazia va contro il buon senso: OMS Vs. dieta mediterranea

Trattare l’olio extravergine d’oliva o il Parmigiano, forse addirittura anche il Prosciutto di Parma, il vino e la pizza come se fossero un pacchetto di sigarette: sarebbe questa la proposta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, insieme con l’Onu, nella sua battaglia contro diabete, cancro e malattie vascolari. Prodotti che da sempre sono stati incensati per le loro proprietà e la loro genuinità, rischiano di vedersi appiccicata un’etichetta come se fossero dei prodotti dannosi.

Nel report presentato a giugno dal titolo “Time to Deliver”, l’Oms illustra il suo obiettivo di ridurre il numero di morti per le malattie non trasmissibili che abbiamo citato attraverso delle campagne informative sulla riduzione del sale e dei grassi nel cibo. Per ora non c’è una vera black list, ma secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nell’elenco dei prodotti che nelle intenzioni dell’Oms dovrebbero avere delle etichette speciali ci sono anche molte perle dell’agroalimentare italiano, come, appunto, il Parmigiano, il Prosciutto di Parma o l’olio extravergine d’oliva.

Tutta colpa delle burocrazia e dell’inflessibilità di certe regole. Il rischio, infatti, è che prodotti che la stessa Oms ha più volte elogiato, come i cibi Made in Italy che fanno parte dell’universalmente acclamata dieta Mediterranea, magari anche solo per un grammo di sale di troppo si ritrovino a subire il trattamento riservato a prodotti realmente pericolosi come le sigarette, tassati e con addosso etichette che rimandano alle malattie da cui si vuole proteggere il consumatore.

Alimenti come l’olio EVO, il Parmigiano, il Prosciutto di Parma, che fanno parte anche delle diete degli sportivi e sono riconosciuti a livello mondiale per la loro genuinità e per l’alta qualità, potrebbero essere additati come pericolosi, quando pericolosi di certo non lo sono e la stessa scienza lo ha più volte dimostrato. Ma la burocrazia, con le sue esagerazioni, è pronta a fare danni.

Per non parlare di quanto sia scorretto indicare come responsabili dell’insorgere di patologie come il diabete, il cancro o malattie cardiovascolare, dei cibi che sono ricchi di proprietà e che anzi, consumati con moderazione e seguendo un corretto stile di vita, sono d’aiuto nella prevenzione. Quelle malattie, infatti, dipendono da una molteplicità di fattori, come le abitudini quotidiane, la genetica, la sedentarietà. Non c’è una correlazione esclusiva tra certi alimenti e l’insorgere di quelle malattie, ma un’etichetta speciale può essere interpretata male dalle persone che non sono informate, quelle stesse che cadono nelle fake news perché si limitano a leggere i titoli che passano loro sotto gli occhi scrollando i social network.

Questa notizia preoccupa tutta l’industria agroalimentare italiana e non solo, perché tutta l’area mediterranea è interessata, incluse Spagna, Grecia e Francia: Paesi per i quali l’agricoltura riveste un ruolo importantissimo e che esportano in tutto il mondo prodotti genuini e di eccellente qualità.

Quali interessi potrebbero esserci dietro?

Una decisione così scellerata potrebbe nascondere degli interessi di terze parti. È sempre Il Sole 24 Ore, che ha lanciato l’allarme in Italia su queste proposte che saranno discusse il 27 settembre a New York, a spiegare che cosa potrebbe esserci dietro una manovra del genere. Il quotidiano fa infatti notare che in alcuni Paesi come Gran Bretagna e Francia sono state adottate le etichette nutrizionali a semaforo e alimenti come la Coca Cola Light hanno avuto il semaforo verde per il basso contenuto di zuccheri. Ora, secondo Coldiretti, con la proposta attualmente sul tavolo dell’Onu l’85% delle Dop italiane potrebbe avere il semaforo rosso in un sistema del genere. E chi ne trarrebbe vantaggio? Chi, per esempio, sostituisce lo zucchero con l’aspartame e dunque le industrie chimiche che producono sostituti chimici per gli alimenti.

2 risposte a “Quando la burocrazia va contro il buon senso: OMS Vs. dieta mediterranea

  1. Ma non dite stupidaggini, gli avvantaggiati sarebbero i produttori di aspartame? La Sugar Connection ? Ridicolo. Gli avvantaggiati sarebbero le innumervoli ditte che producono cibi standardizzati industriali, le grandi multinazionali per cui sarebbe facile convincere i consumatori a comprare i loro “salutari” surrogati invece dei nostri “pericolosi” prodotti.

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