Accordo di libero scambio UE-Canada: cos’è il CETA

Il CETA come volano per le esportazioni dei prodotti di punta del settore agroalimentare italiano o piuttosto un trattato commerciale che mette a rischio le stringenti politiche europee di settore? Ma che cos’è e cosa prevede esattamente il CETA?

Acronimo di Comprehensive Economic and Trade Agreement (Accordo economico e commerciale globale), si tratta di un trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada che mira a superare il modello del poco fortunato TTIP (tra UE e USA) e che praticamente azzera i dazi doganali tra le due sponde dell’Atlantico.

Il CETA in base ad accordi internazionali è entrato in vigore il 21 settembre in via parziale e provvisoria, in attesa delle ratifiche dei parlamenti nazionali degli Stati europei. Il trattato prevede la cancellazione del 98% dei dazi finora esistenti tra UE e Canada e per il Belpaese si concretizza anche nella tutela definita rafforzata per 41 prodotti fiore all’occhiello del made in Italy enogastronomico che non potranno assumere nomi diversi una volta giunti Oltreoceano.

Chi è a favore e chi contro il CETA? Prima di vedere le ragioni degli uni e degli altri cerchiamo di capire cosa cambierà in concreto con la ratifica dell’accordo commerciale, vediamo cioè quali sono i punti principali del trattato di libero scambio Canada-Ue.

L’accordo di libero scambio Canada-Ue in sintesi

Con l’accordo di libero scambio Canada-Ue, il paese nordamericano ha abolito i dazi sulle merci provenienti dell’Ue per 400 milioni di euro all’anno, cifra che dovrebbe oltrepassare i 500 milioni di euro una volta trascorsa la fase transitoria.

Tra i punti principali del CETA il fatto che le imprese Ue potranno partecipare più facilmente e in misura maggiore alle gare d’appalto pubbliche (federali, provinciali e comunali) per fornire beni e servizi in Canada. Multinazionali e aziende Ue potranno partecipare come mai concesso prima ad altri partner commerciali esteri.

Inoltre l’accordo di libero scambio Canada-Ue agevolerà l’interscambio professionale con il riconoscimento reciproco di professioni regolamentate (ingegnere, commercialista, architetto, etc.) e assicurerà una maggiore tutela della proprietà intellettuale e del diritto d’autore con il previsto adeguamento del Canada agli standard europei in materia.

Tra le altre novità del CETA un nuovo modello di risoluzione delle controversie tra Stati e investitori privati. Il CETA non prevede il meccanismo inizialmente pensato per il TTIP che si basava sugli arbitrati privati (ISDS). Il nuovo sistema mira infatti a una maggiore protezione degli investimenti (ICS) grazie a un tribunale pubblico composto da giudici indipendenti e di carriera nominati sia dall’Ue sia dal Canada, con udienze a porte aperte e pubblicazione di atti e documenti.

Secondo questo nuovo sistema, il soggetto soggetto pubblico non potrà essere obbligato a cambiare una legge e non potrà essere condannato al pagamento di danni punitivi: uno Stato non potrà in sostanza essere processato da un tribunale privato per azioni che hanno provocato danni all’attività di una multinazionale.

Chi è a favore e chi contro il CETA e perché

Sottoscrivendo il CETA il Canada ha accettato di garantire una tutela rafforzata per oltre 140 prodotti tipici di origine europea che non potranno essere considerati più prodotti generici, da Ottawa a Toronto. Tra i prodotti DOP e IGP italiani che secondo il trattato dovrebbero godere di maggiori tutele (analoghe a quelle previste dalle leggi comunitarie) in funzione anti contraffazione, il parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, la bresaola della Valtellina e la mozzarella di bufala campana.

Se il Consorzio Parmigiano Reggiano promuove l’accordo – senza dazi si punta a raddoppiare l’esportazione da 50mila a 100mila forme all’anno – e sulla stessa linea d’onda si trova il presidente di Confagricoltura Massimilano Giansanti – che al quotidiano Libero dice “raddoppieremo il valore della DOP e IGP esportate” – non tutti sono contenti. A cominciare da Coldiretti che insieme a Slow Food e Legambiente non pensano che il CETA assicuri la sbandierata tutela rafforzata ai prodotti italiani, prodotti che anzi verrebbero messi sullo stesso livello delle imitazioni.

Per Coldiretti infatti il Ceta “è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi” secondo Coldiretti.

Secondo Greenpeace: “il CETA darà alle aziende del Nord America diversi strumenti per indebolire gli standard europei su ormoni della crescita, Ogm, ‘lavaggio’ della carne con sostanze chimiche, clonazione animale. A rischio anche le nostre regole sull’indicazione del Paese d’origine in etichetta (Country of Origin Labelling – COOL)”.

Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile e Progetti speciali di Greenpeace Italia, al fattoquotidiano.it ricorda che “il Canada ha standard di sicurezza sul cibo più deboli e un settore agricolo molto più dipendente da sostanze chimiche e ogm rispetto all’Unione europea”.

Il ministro Carlo Calenda liquida le proteste sull’accordo di libero scambio Canada-Ue parlando di spinte protezionistiche da evitare assicurando che il trattato “non mette in alcun modo in pericolo gli alti standard sanitari, ambientali e sociali la cui tutela è una nostra priorità  a difesa dei cittadini europei. Diverso, invece, è invocare questi standard come un alibi per nascondere ingiustificate spinte protezionistiche, pericolose per un paese come l’Italia che vive di esportazioni”.

Contro il CETA è stato formato anche un nutrito gruppo interparlamentare dopo il rinvio della ratifica in Senato che era prevista per il 27 settembre scorso.

Foto | Flickr

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