Gli alimenti “anti gozzo”: come preservare la salute della tiroide

Con il termine “gozzo” si intende l’ingrossamento del collo dovuto a una disfunzione o a una vera e propria patologia della tiroide, che è una ghiandola che si trova alla base anteriore del collo e ha una forma simile alla farfalla.

La tiroide produce ormoni che stimolano le funzioni cellulari, in particolare influisce sulla regolazione del metabolismo basale, ossia il consumo di ossigeno e la produzione di calore, sul controllo del ritmo cardiaco, sulla crescita dei tessuti, sullo sviluppo della funzione dei nervi, delle ossa e degli organi riproduttivi, ma anche sul mantenimento dell’idratazione della pelle e sull’equilibrio sebo-cutaneo.

Se la tiroide non funziona bene si possono accusare sintomi come stanchezza eccessiva, funzioni dell’organismo più lente, tendenza ad accumulare peso (in caso di ipotiroidismo) o dimagrimento eccessivo, agitazione, palpitazioni cardiache (in caso di ipertiroidismo). Particolarmente grave diventa questa condizione in gravidanza, perché può mettere in pericolo il feto e il suo sviluppo.

Nel caso in cui si presentino i sintomi di disfunzioni della tiroide, occorre sottoporsi a specifici esami medici, mentre per prevenirli occorre seguire una adeguata alimentazione. Intanto, è bene ricordare che in Italia i problemi della tiroide colpiscono circa sei milioni di persone, ma solo in pochi casi, ossia meno di diecimila, si tratta di tumore. Solitamente i problemi si possono tenere a bada con la dieta ed eventualmente con delle compresse attraverso le quali viene somministrato ormone tiroideo sintetico.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il “gozzo” si può evitare inserendo nella propria alimentazione abituale cibi ricchi di iodio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità individua in 150 mg il fabbisogno giornaliero di iodio, anche se in media se ne consumano 140 mg al giorno. Chiaramente questo valore sale notevolmente in gravidanza, quando ne servono ta i 250 e i 30 mg al giorno.

Gli alimenti più ricchi di iodio sono il pesce (di mare più che di fiume), i crostacei, i legumi, la carne, le uova, la frutta e le verdura, i latticini. In assoluto i cibi che ci garantiscono il maggior apporto di iodio sono: le cozze, che in 100 g contengono ben 110 mg, l’aragosta, che ne ha 80 mg, le acciughe, il baccalà, le vongole e il palombo, che presentano 54 mg di iodio in 100 g, il latte che ne contiene 50 mg, gli spinaci con 41 mg, pesci come sogliola, merluzzo e dentice che ne hanno 30 mg, poi il riso integrale con 20 mg, i funghi con n18 mg, le uova con 14 mg e ortaggi come bietole e carote con 8 mg per 100 g, mentre tra i frutti si distingue la mela con 8 mg. Il consiglio è di usare sale iodato per tutti i condimenti e anche quando si fa bollire l’acqua in cui cuocere gli alimenti.

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