Mobili e Brianza, un’affascinante storia italiana

Nonostante nell’ultimo ventennio abbia dovuto affrontare una profonda crisi in Brianza il comparto del mobile continua a portare avanti il suo lavoro, puntando sulla qualità e sul valore della manodopera, aggiungendo sempre nuovi capitoli alla sua affascinante storia.

Una storia che affonda le sue radici nell’Ottocento: come spiega Storie Dimenticate la lavorazione del legno iniziò a diffondersi all’inizio del secolo tra i contadini brianzoli, che gradualmente abbandonarono la poco redditizia agricoltura e la altrettanto poco redditizia tessitura, che veniva svolta nei mesi di pausa agricola, per dedicarsi a questo nuovo impiego. Questo avvenne per una questione economica e perché in quel periodo vennero costruite nella zona numerose ville nobiliari, come Villa Tittoni a Desio o la stessa Villa Reale di Monza, che avevano bisogno di arredi (per i nobili era molto più conveniente commissionarli in loco).

Nel giro di qualche decina d’anni il successo dei complementi d’arredo – dovuto soprattutto alla bravura degli artigiani locali – crebbe esponenzialmente: i prodotti venivano esportati in tutta Italia, ma anche all’estero, e contemporaneamente nacquero anche scuole di disegno e di ebanisteria.

Il cuore pulsante di tutte queste attività era la cittadina di Lissone, e a partire dagli anni Cinquanta, nell’immediato dopoguerra in pieno boom economico, grazie all’istituzione delle Settimane del Mobile – settimane in cui le aziende si promuovevano con eventi e aperture straordinarie – il settore conobbe la sua età d’oro, che durò fino agli anni Ottanta.

Nonostante il numero delle aziende attive, e il giro di affari, da allora si sia ridotto, il futuro fa ancora ben sperare: in Italia il legno e l’arredo, come mostrano i dati diffusi da Federlegno Arredo, danno lavoro ad oltre 320mila persone in più di 79mila aziende (delle quali 63mila artigianali), e, nel 2016, hanno generato un giro di affari complessivo di circa 41 miliardi di euro (di cui 5,5 generati dagli artigiani), con un valore dell’export stimato in circa 15,6 miliardi di euro.

L’interesse da parte di pubblico e addetti ai lavori è sempre altissimo, dimostrato dal successo delle fiere di settore (dall’Artigiano in Fiera al Salone del Mobile), e i consumi dal 2017  – fonte Rapporto di Previsione sul Settore del Mobile in Italia – sono in crescita. Il merito, c’è da dire, va anche all’introduzione del Bonus Mobili, la detrazione IRPEF pari al 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione, che ha dato un forte impulso a tutto il comparto.

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