La storia dello shampoo, dall’antichità ad oggi

La storia dello shampoo così come lo intendiamo oggi nasce tardi, nella prima metà del XX secolo. La parola e l’antenato dello shampoo moderno sono già conosciuti però almeno 150 anni prima. Il termine shampoo deriva dall’hindi “champo” che sta per “fare pressione, massaggiare i muscoli” e sarebbe stato introdotto in Gran Bretagna intorno al 1760 da Sheikh al-Din Mohammad che aprì a Brighton il primo bagno pubblico per il lavaggio dei capelli in cui oltre a fare “champi”, appunto lavare i capelli, si praticavano massaggi terapeutici.

Breve storia dello shampoo moderno

I capelli venivano lavati con trucioli di sapone fusi con erbe aromatiche. È dopo il 1930 però che la diffusione in Europa dello shampoo prende piede accompagnata da pubblicità che per la prima volta puntavano sull’igiene e la pulizia della chioma. I primi tipi di shampoo venivano realizzati con la pula del riso e della paglia bruciata dalle cui ceneri mescolate con l’acqua si otteneva un detergente schiumoso. 

Lo shampoo moderno, a differenza del normale sapone, rimuove il sebo, una volta a contatto con l’acqua, senza creare una patina grassa su cuoio capelluto e capelli. Usare uno shampoo non aggressivo a base di tensioattivi vegetali rende i capelli morbidi e facili da pettinare. In genere lo shampoo più produce schiuma più può risultare aggressivo per cute e capelli (specie per quei prodotti che contengono siliconi).

Lo shampoo dagli antichi al Medioevo

Gli antichi egizi per lavarsi i capelli usavano acqua, aceto e limone miscelati insieme. Nell’Africa del Nord si usava la creta mescolata a della frutta essiccata mentre in Europa si utilizzava quello che potremmo definire uno shampoo secco, ricavato triturando delle piante. Nel Medioevo invece ci si lavava i capelli con uova sbattute in alcool, rum o brandy di solito: si narra che anche la principessa Sissi nel 1800 lavasse così la sua meravigliosa e lunghissima chioma.

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