Sapone di Aleppo, fiore all’occhiello di un Paese dilaniato dalla guerra

Sapone di Aleppo

Della Siria vera e propria, oggi, si parla poco. Tutta l’attenzione è rivolta al conflitto che, a partire dal 2011, sta dilaniando il Paese. Le avanzate dell’Isis, le numerose vittime, l’emergenza profughi sono temi all’ordine del giorno.

Una delle conseguenze determinate dalla guerra è, senza dubbio, il danno provocato all’economia. Basti pensare al colpo inferto alla produzione del celebre sapone di Aleppo. Le difficoltà di reperire le materie prime, oltre all’impossibilità di acquistare un prodotto artigianale di questo tipo nel corso di un conflitto, hanno del resto causato – secondo le associazioni di produttori locali – un autentico crollo delle vendite.

Su Artimondo Magazine, ci siamo soffermati con dovizia di particolari sul sapone di Aleppo. Si tratta di un prodotto antichissimo, con duemila anni di storia: alcuni riferimenti possono essere rintracciati nella Bibbia. Già apprezzato sin dai tempi di Babilonia, è ancora oggi realizzato senza l’utilizzo di componenti chimici, in ossequio ad antichi metodi di lavorazione e a una ricetta costituita da ingredienti di originale vegetale: olio d’oliva, soda, olio di alloro e acqua, che lo rendono anallergico e rispettoso della pelle.

La lavorazione, che ha ispirato l’altrettanto famoso sapone di Marsiglia, inizia solitamente a novembre, dopo la raccolta delle olive. Secondo la tradizione, l’olio deve essere cotto a fuoco lento per diversi giorni, aggiungendo la soda estratta dal sale marino. La pasta molle ricavata viene, così, impreziosita con l’olio di alloro e riversata su un pavimento per dare vita a una superficie liscia. Le saponette vengono, dunque, tagliate manualmente per poi essere essiccate per periodi di tempo variabili: maggiore sarà il periodo di stagionatura, più alta sarà la qualità.

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