Microimprenditoria giovanile: largo all’artigiano!

imprenditoria giovanile

Italia paese di santi, poeti, navigatori, sognatori… micro, piccole e medie imprese! Un radicato tessuto economico-produttivo che, si dice spesso, rappresenta la parte più vitale e dinamica dello Stivale.

Realtà che spesso con poche risorse e mezzi – ma con tanta passione, competenza, qualità e professionalità – mettono sul mercato beni che non vogliono e non possono competere con quelli della grande produzione industriale ma che piuttosto vogliono esserne l’alternativa: prodotti di nicchia, ricercati e di qualità, eccellenze settoriali garantite e certificate per materie prime impiegate e tecniche di lavorazione.

Così è ad esempio per la microimprenditoria giovanile nel settore agroalimentare, tra i fiori all’occhiello del made in Italy,per attività economiche che non di rado nascono sotto forma di microimprese domestiche che producono cibi e bevande fatti in casa (con tutti i requisiti di legge e di tipo igienico-sanitario) e che così possono iniziare a farsi conoscere e apprezzare, ponendo le basi per la loro crescita produttiva e dimensionale

Autoimprenditorialità giovanile, qualche dato 

La crisi economica e l’insicurezza occupazionale sembrano aver fatto da volano per la voglia di autoimprenditorialità, di mettersi in proprio, di tanti giovani. Così si evince dai dati del centro studi di Unioncamere relativi all’ultimo biennio che mostrano come le imprese create dagli under 35 abbiano spinto sull’acceleratore.

Oltre 35mila attività economiche create da giovani imprenditori sono nate solo nel primo trimestre del 2015 (+66.200 il saldo positivo a fine anno) con maggiore concentrazione nei settori commercio (il 28,7% delle imprese), costruzioni (14,3%) attività d’alloggio e di ristorazione (10,2%).

Guardando ai dati più recenti, il 30,4% delle imprese sorte tra gennaio e giugno 2017 è giovane, guidato cioè da under 35 a conferma del ruolo svolto dell’imprenditoria giovanile per la ripresa e crescita del tessuto imprenditoriale italiano post crisi. Un effetto traino rilevante se si pensa che le imprese giovanili sono in totale appena il 10% dei 6 milioni di imprese che costituiscono la base produttiva del paese.

Se nel primo semestre 2017 qualcosa come una nuova impresa su 3 è “giovane”, questo significa che rispetto a fine 2016 il loro numero è aumentato del 6,1% a fronte del +0,3% del totale delle nuove imprese nate sul territorio.

Nel primo semestre dell’anno, sempre secondo i dati diffusi da Unioncamere, il saldo positivo di imprese giovanili è risultato pari a 36.965 unità, portando a 566.268 il numero delle attività guidate da under 35 iscritte nel Registro delle imprese delle Camere di commercio.

Imprenditoria giovanile nel settore alimentare: cosa dice la legge

Voglia di mettersi in proprio e costruire la propria attività e il proprio futuro, tante volte partendo con quello che si ha a disposizione o poco più, avviando magari la produzione in locali domestici.

Come tanti esempi di microimprenditoria giovanile nel settore agroalimentare. Ma cosa dice la legge in proposito? Secondo la normativa in materia, in casa si possono produrre alimenti e/o bevande appartenenti a un unico genere merceologico e la microimpresa domestica alimentare è classificata come un’attività di lavoro indipendente, una micro attività produttiva che si può inquadrare nel settore artigianato

Secondo il codice civile (art. 2083) infatti nella categoria “piccoli imprenditori” sono compresi anche gli artigiani, tuttavia la legge n. 443 del 1995, ovvero la Legge quadro sull’artigianato, definisce artigiano chi svolge l’attività “in misura prevalente, anche manuale, nel processo produttivo”. 

Tradotto: se si fa già un altro lavoro, magari subordinato e full time, bisogna capire se si hanno i requisiti per rientrare nella categoria “artigiano” e qualificare la propria attività come artigianale.

L’esempio dei microbirrifici artigianali

A proposito di microimprenditoria nel settore alimentare, per un modello di attività “in auge” negli ulti anni si può guardare ai microbirrifici artigianali, come il Microbirrificio Iriense, realtà lombarda nata dalla passione e dall’amore per la birra da parte dei suoi fondatori, per un prodotto dalle caratteristiche uniche e inconfondibili.

Si può scegliere tra diverse tipologie di birra realizzate dai maestri birrai del birrificio Iriense con materie prime sceltissime. E ce n’é davvero per tutti gusti: si va dalla Rousà Birra Chiara, fresca e leggera come la rugiada (appunto rousà in dialetto lombardo), alla Summer Ale, una bionda non pastorizzata e non filtrata ad alta fermentazione, dalla bassa gradazione alcolica, il cui nome tradisce il gusto vivace, con note di pompelmo rosa.

E ancora la più forte Ertia, una Belgian Ale doppio malto, dal gusto deciso e al contempo morbido al palato per una gradazione alcolica non subito percepibile all’assaggio grazie alla giusta combinazione di malto, luppolo e fiocchi d’avena.

Infine per gli sperimentatori e gli amanti dei gusti più aromatici ed esotici c’è l’ambrata Amber Hop, una Indian Pale Ale non filtrata e non pastorizzata ad alta fermentazione, con ideale bilanciatura dei luppoli e buon corpo. Una birra dal sapore intenso, con note aromatiche erbacee, di frutti tropicali e gradevolmente tostate.   

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