Elezioni alle porte: cosa chiedono artigiani e imprese alla politica

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Richieste chiare e dirette alle forze politiche in vista delle imminenti elezioni, proposte precise e misure concrete in grado di migliorare la vita e il lavoro di artigiani, micro, piccole e medie imprese, realtà produttive che costituiscono la spina dorsale dell’economia italiana e che intravvedono finalmente la strada della ripresa economica dopo la lunga crisi.

La 17esima legislatura volge al termine, il nuovo parlamento verrà eletto in un unico giorno il 4 marzo prossimo. Vediamo cosa le associazioni di categoria di artigiani e piccole e medie imprese chiedono ai partiti in vista delle elezioni politiche, in modo da potersi agganciare bene al treno della ripartenza, migliorare la propria competitività sui mercati e non rimanere troppo indietro rispetto al resto d’Europa e del mondo.

Ricordiamo che il tessuto produttivo italiano è composto per oltre il 99% da micro e piccole imprese secondo i dati di Confartigianato e CNA: da qui si deve ripartire per ridare fiato all’economia italiana e per rilanciare l’occupazione. Qualunque sia la prossima composizione del parlamento e qualunque sarà il governo in carica dovrà tenere conto delle richieste di artigiani e imprese se si vuole davvero il bene del paese.

Elezioni politiche 2018: le richieste di artigiani e piccole imprese

La politica cosa può fare per artigiani e piccole imprese? Sicuramente mettere mano alla semplificazione fiscale e burocratica ma non solo. Confartigianato ad esempio sintetizza le sue richieste in cinque punti chiari e semplici, in realtà niente di nuovo o nuovissimo ma proposte avanzate da anni dal mondo economico nella sostanziale indifferenza della classe politica: proposte a lungo snobbate, ignorate o quantomeno annacquate in sede legislativa/normativa.

Tagliare le tasse, abbassare la pressione fiscale e semplificare il sistema tributario sono i primi passi da compiere per rendere più competitivo il sistema Italia secondo Confartigianato. Altrettanto importanti sono misure specifiche per agevolare l’accesso al credito e per il sostegno concreto alla crescita e alla competitiva delle imprese. Migliorare l’assetto delle politiche per il lavoro e per la formazione professionale, elaborare un efficace piano per l’impresa 4.0 e per lo sviluppo del digitale completano il quadro delle proposte indirizzate dall’associazione alle segreterie dei partiti.

Sulla stessa lunghezza d’onda la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa) che propone al governo prossimo futuro interventi in materia di semplificazione burocratica e fiscale, accesso al credito, formazione, green economy, mercati pubblici, innovazione e internazionalizzazione delle imprese. In tema di fisco e tasse, la CNA chiede di ridurre la pressione fiscale e più equità nel prelievo tra i diversi redditi da lavoro spingendo per la deducibilità totale dal reddito d’impresa dell’IMU sugli immobili strumentali.

Per la semplificazione invece l’uso intelligente della fatturazione elettronica può eliminare la selva di comunicazioni dei dati finalizzati ai controlli. La burocrazia costa 22 miliardi all’anno alle imprese, la CNA chiede di ridurre lo “stock normativo” sostituendolo con codici e leggi settoriali facilmente accessibili e consultabili, una legislazione di qualità insomma che analizzi bene obiettivi e possibili effetti delle politiche pubbliche per le imprese.

In materia di innovazione si chiede di aumentare le risorse dedicate a questo capitolo di spesa, legandole al Piano Impresa 4.0 e privilegiando gli strumenti automatici di agevolazione al posto di quelli di tipo valutativo. Molto importante sarà anche la piena operatività del network dei Digital Innovation Hub, punto di riferimento per l’assistenza alle imprese.

Altro tema essenziale è l’accesso al credito. Secondo la CNA vanno riviste le regole di vigilanza bancaria europee che senza alcun senso privilegiano gli impieghi meno rischiosi e maggiormente garantiti. L’associazione di categoria chiede di concentrare l’applicazione del Fondo di garanzia pubblica sulle operazioni di minore importo, agevolando la compartecipazione dei confidi.

In materia di sviluppo sostenibile si chiede di definire obiettivi strategici e misure concrete, a partire dagli incentivi per gli investimenti green, agevolando l’eco-innovazione per le piccole e medie imprese e l’implementazione della strategia del Green Public Procurement. A proposito di appalti pubblici, la CNA chiede che l’accesso delle micro e piccole imprese alla gare andrebbe agevolato, alzando ad esempio la soglia di lavori per i quali è obbligatoria la qualificazione SOA e indirizzando la discrezionalità delle stazioni appaltanti per una reale attuazione della spartizione in lotti.

In tema di lavoro e formazione, alla politica si chiede molta più attenzione allo sviluppo di competenze adeguate, puntando sull’alternanza scuola/lavoro in tutte le sue forme, con istituti tecnici e lauree professionalizzanti che dovranno rappresentare una reale opportunità d’inserimento nel mondo del lavoro. Altro tema centrale per la competitività del sistema paese è quello dell’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane che rappresentano il 54,5% del made in Italy che va all’estero, con i nostri fiori all’occhiello dei settori alimentari, meccanico, tessile e arredamenti.

Tra le altre cose si chiede di migliorare l’attività di promozione commerciale in maniera prioritaria proprio per le micro e piccole imprese attraverso strategie e strumenti che consentano di consolidare e accrescere la loro presenza sui mercati esteri, diventando parte di business communities di livello internazionale. In tale ottica è considerato utile continuare con il programma del Roadshow per l’Internazionalizzazione in modo da creare maggiori opportunità di attenzione e conoscenza per i prodotti italiani.

Secondo la CNA l’attuale fase di trasformazione e di profondo cambiamento che le realtà produttive stanno vivendo va governata con politiche ad hoc a favore delle micro e piccole imprese in modo da consolidare la ripresa economica e guardare con più ottimismo al futuro. Micro e piccole imprese, ricorda l’associazione di categoria, sono “l’anima dei territori, della creatività e del saper fare che ci rendono unici al mondo”, artefici di quel made in Italy che in tanti settori il mondo ci invidia.

Del resto, numeri alla mano, quello che va bene per la piccola impresa va bene anche per l’Italia, come efficacemente sintetizzato dal presidente di Confartigianato Impresa Puglia Francesco Sgherza.

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