Artigiani e concorrenza sleale: quanto pesa il sommerso

artigiani e concorrenza sleale

Artigiani e concorrenza sleale: un fenomeno che pesa forse quanto le tasse e la burocrazia messe insieme. Un problema che ritorna di attualità ogni qual volta uno studio, una ricerca, un sondaggio si occupa della questione.

Se il lavoro sommerso mette in sofferenza due aziende artigiane su tre fra la provincia di Novara e quella di Verbano-Cusio-Ossola – come denunciato qualche giorno fa dal direttore di Confartigianato Piemonte Orientale – non è che nel resto della regione la situazione sia diversa, come confermato da altre abbastanza recenti indagini.

E più in generale in Italia? Per quanto riguarda il lavoro sommerso – fenomeno indubbiamente accentuato dalla lunga crisi economica – il settore dell’artigianato ha delle differenziazioni territoriali importanti. Se il Piemonte con il 10,6% si piazza a metà della classifica delle regioni d’Italia, la Calabria è invece in testa alla graduatoria con un 22,9% di occupati irregolari.

A livello di paese secondo i dati di Confartigianato sono esposte alla concorrenza sleale del lavoro sommerso oltre il 65% (65,8%) delle imprese artigiane, ovvero i due terzi del totale delle imprese artigiane esistenti sul territorio, per 898.902 attività produttive che non possono competere alle pari negli stessi settori in cui operano i concorrenti non onesti.

Tornando all’esempio del Piemonte il dato del sommerso supera di quasi due punti percentuali la media nazionale, per 84.442 imprese esposte: 43.030 di queste si trovano nella sola Torino e si occupano soprattutto di servizi alla persona. Ma anche i comparti delle costruzioni, dei trasporti, dei servizi di ristorazione, di alloggio, di informazione e comunicazione non scherzano.

“Non dovremmo più tollerare le attività irregolari, come se fossero, in qualche modo, legittime anche se talvolta necessarie per la sopravvivenza di molte famiglie perché il fenomeno è una grave minaccia soprattutto per gli artigiani e per le piccole imprese: noi piccoli siamo le prime vittime della concorrenza sleale di chi lavora senza rispettare le leggi” afferma Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino.

Una fetta così consistente di lavoro sommerso e concorrenza sleale nel settore artigiano vuol dire anche una grossa evasione fiscale e contributiva, stimata in 11,78 miliardi solo di Iva, 2,8 di Irpef, 604 milioni di Irap e 4,54 miliardi di contributi sociali non versati.

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